Joy: storie di macramè #10

Joy è l’arazzo in macramè simbolo della mia “parola-faro”. La storia di questo macramè riguarda l’integrazione tra la via della consapevolezza (https://barbaraboschi.blog) e la via della creatività ed è l’evoluzione della mia pratica della “parola-faro”.

Avere una parola faro significa avere una direzione chiara nella propria vita. Ancora prima di saper scegliere e formulare un obiettivo è infatti fondamentale fare un lavoro su sé stessi e scoprire la direzione che guida le nostre scelte. La parola faro diventa un promemoria che ci aiuta a non perderci per strada o che ci aiuta a ritrovarla nel momento in cui l’abbiamo persa.

Trovare la propria parola faro richiede un ascolto attento per non rischiare di  farsi ingannare dalla mente. Infatti, è molto facile che potrebbe emergere immediatamente una parola che corrisponde a ciò che gli altri si aspettano da noi e non a ciò che veramente è essenziale per noi.

Ridurre ad una parola sola la propria direzione può essere difficile, ma lo scopo è quello di riuscire ad avere un punto fermo al quale fare riferimento. Si tratta di trovare una parola evocativa che in quel momento per noi rappresenti uno stile di vita e di senso. Ovviamente è una parola che può cambiare con il tempo. Di solito utilizzo i collage per questo tipo di pratica, ma questa volta ho voluto tradurla con i fili e con l’utilizzo dei colori. In questo caso oltre alla parola anche i colori fungono da promemoria per me.

Ed è così che è nato JOY!

La chiave della cura si nasconde nella gioia.

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